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<Non ci sono più i matrimoni di una volta….> <Le coppie di oggi durano meno rispetto a quelle del passato…> <Non sposatevi che vi conviene: meno problemi, meno spese…>. Sono alcune delle frasi che sempre più di frequente si sentono dire in giro. Ma il matrimonio non era il punto di partenza per una nuova vita? Le fondamenta sulle quali costruire il futuro? Una volta le madri dicevano alle figlie: <Dovrai trovarti un bravo marito, che ti mantenga, e regalarmi tanti nipotini>. I padri si rivolgevano al sangue del loro sangue con un <dovrai lavorare, trovarti una donna che si prenda cura di te e che sia una buona madre>. E ora? In alcuni casi non è raro sentire un <non sposarti, pensa a trovare un buon lavoro e a divertirti…>.

A me piace pensare al matrimonio come a un qualcosa di meraviglioso. Sono straconvinto (e se non fosse così si salvi chi può) di non essere l’unico a credere ancora in questa istituzione. Anzi, sono dell’idea che nonostante un crescente pessimismo, anche la società odierna sia ancora orientata in questa direzione. Sarà banale, ma pensate a quello che ci propone il mondo cinematografico: decine di pellicole, molte delle quali incentrate su storie d’amore che novanta volte su cento hanno il tanto agognato lieto fine. Poi ci si potrebbe domandare se cotanto miele sia pensato per spingere la gente ad innamorarsi anche nella realtà, ma questa è un’altra storia…

Uno dei miei film preferiti sul matrimonio è <Il mio grosso grasso matrimonio greco>. Lo so, è un film leggero, però l’ho trovato divertente e non così tanto banale. Per coloro che non l’avessero visto, si tratta della storia di Toula Portokalos, ragazza trapiantata insieme alla sua famiglia greca in una comunità ellenica di Chicago. Lei, bruttina e goffa, viene ripetutamente incitata dai genitori a trovarsi un buon marito, che però deve essere anch’egli greco. Quando Toula, per miracolo divino (ma d’altronde perché esistono i film?) conosce il bel Ian, americanissimo bellissimo che si innamora di lei, non si tira certo indietro, accogliendo come un dono del cielo il fidanzamento. Al momento di pianificare un matrimonio ecco però la “tragedia”: Ian non è greco, pertanto non viene accettato dalla numerosa e cocciuta famiglia di lei (il tutto in chiave ironica, s’intende). Per amore di Toula, Ian si convincerà a percorrere un lungo processo di “ellenificazione” (passatemi il termine), che gli permetterà di conquistarsi la simpatia della famiglia Portokalos e di impalmare l’amata Toula.

Credo sia una pellicola divertente: quanti di voi non hanno partecipato almeno una volta nella vita a cerimonie dove tutto è amplificato al massimo? Cibo abbondante, parenti sconosciuti che compaiono dal nulla, grida al ristorante in continuazione. Ho trovato la scena del matrimonio molto vicina a quello che può accadere anche in realtà…ovvio che non si deve fare di tutta l’erba un fascio, però in matrimoni simili traspare la voglia di felicità, il bisogno di avere un compagno, la certezza da parte delle famiglie che i giovini abbiano compiuto un passo fondamentale. Il matrimonio è il palco delle grandi promesse e delle illusioni: nonostante il mondo di oggi non sia più quello di un tempo, mi piace pensare che si tratti ancora di un momento di gioia, che può durare per sempre. Come nel film di cui vi ho parlato.